VEDI IL FELTRINO E POI… (*)

Ma quale esagerazione, è così, il Feltrino va visitato almeno una volta nella vita. Ma solo dopo aver visto la città, e senza la pretesa di seguire un ordine prestabilito e di vedere esaurite ..le specialità del menu!

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il Feltrino dalla chiesetta di  S. Mauro

Probabilmente il modo migliore per cominciare è quello di salire al passo Croce D’Aune, da dove spiare la pianura e le Vette Feltrine. Strada facendo si attraversa Pedavena, conosciuta da tutti per il birrificio e la birreria più grande d’Italia, ma che merita di essere esplorata soprattutto per le sue ville venete. Il monte Avena, che si risale, è invece un luogo interessantissimo dal punto di vista archeologico. Scavi stratigrafici hanno portato alla luce in località Campon una cava di selce risalente al paleolitico ed organizzata, incredibilmente, secondo il principio della suddivisione delle fasi di lavoro, come in una moderna industria litica. Ahimè però sul posto non v’è traccia del sito e per saperne di più bisogna spingersi fino al museo civico di Belluno.

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murales e cortili a Soranzen

Di ritorno, è bello percorrere la pedemontana e smarrire il filo tra i diversi borghi rurali che si incontrano lungo la strada (Villabruna, Soranzen, Cesiomaggiore ecc.). Deviazioni obbligatorie sono il viale di Cart, romantica strada ombreggiata da carpini centenari e fiancheggiata da ville venete ed il sorprendente Castel Lusa, all’imbocco della Valle di San Martino.

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Castel Lusa, l’antico fossato?

Il castello fu edificato per scopi difensivi dopo la caduta dei Longobardi, tra l’VIII ed il X sec, nel sito di un castelliere dell’età del bronzo, e deve il nome alla famiglia guelfa dei Lusa, che tra il XII ed il XIV secolo lo ricostruì dopo due terribili terremoti. Con l’avvento della Repubblica Veneta, nel ‘400, ma soprattutto con i Villalta nella prima metà del ‘500, subì varie modifiche e divenne un edificio residenziale. Il complesso oggi ospita l’Accademia del Melograno, un centro di documentazione sulle arti antiche.

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Castel Lusa

A sud-est di Feltre, su una balconata del monte Miesna che domina la piana, si impone allo sguardo il Santuario dei Santi Vittore e Corona, Patroni della città. Monumento nazionale, gioiello dell’arte romanico-bizantina, venne costruito in soli cinque anni a partire dal 1096 su un precedente luogo di culto e modificato alla fine del XV secolo dai Padri Fiesolani, che accanto all’originaria chiesa eressero il convento.

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Basilica Santuario dei Santi Vittore e Corona – chiostro

All’interno della basilica affreschi di scuola giottesca, emiliana e di Tommaso da Modena, tra cui spiccano il giudizio universale, la storia del martirio dei Santi Vittore e Corona e la celeberrima ultima cena con i gamberi di fiume. Nel Martyrium si trova l’arca con le reliquie dei due santi, che sarebbero stati martirizzati in Siria nell’anno 171 e la cui origine mediorientale è confermata da recenti studi sui pollini. Emozionante la salita al Santuario attraverso l’erta Via delle Vacchette, ma per apprezzarla fino in fondo va conosciuta la suggestiva leggenda sulla traslazione delle reliquie. Omissis.

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l’ottocentesca scalinata al Santuario, opera del Segusini

Poco distante dal Santuario, in una zona compresa tra il Piave ed il paese che le da il nome, ecco l’oasi naturalistica del Vincheto di Celarda. Un’area umida e di risorgive, dove è possibile passeggiare, riposare o studiare tra ruscelli, laghetti, boschi e prati verdissimi. Gestita dal Corpo Forestale dello Stato, è attrezzata il bird watching e vi si trovano, tra l’altro, recinti di ripopolazione e di cura e riabilitazione di animali selvatici. Tra gli ospiti è possibile scorgere l’aquila impegnata negli esercizi di volo. Finita la visita, chi avrà ricordato di prenotare con congruo anticipo (alcuni mesi) potrà premiarsi con un pranzo nella rinomata osteria di Celarda. Agli altri non rimane che la grassa consolazione di un pic-nic nel Vincheto tra gli alberi ed il canto degli uccelli….

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la voliera dei rapaci, Vincheto di Celarda

Dulcis in fundo le Vette Feltrine, dove gli aficionados della montagna si potranno concedere qualche giorno di trekking nel paradiso del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.

Scrigni di vita vegetale rara o unica, testimoni di fenomeni geologici antichissimi e di una vita rurale molto più recente, le Vette Feltrine sono una vasta, splendida area alpina a nord di Feltre. Ed è qua che il feltrino doc si trova davvero a casa, tra queste montagne che sono un pezzo della sua identità.

Ecco allora che il titolo si spiega: Feltre e le sue Vette sono come Napoli e il Vesuvio. Cosa aspettate?

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Vette Feltrine, ne la Busa de le Vette

(*) vivi

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