ORME DEL PELMETTO: PASSEGGIATA SUL BAGNASCIUGA DI 215 MILIONI DI ANNI FA

img_2300Le orme dei dinosauri al Pelmetto furono notate per la prima volta nel 1982 da Vittorino Cazzetta, lo scopritore della sepoltura mesolitica di Mondeval ed uno fra gli ultimi (in ordine di tempo) di una prolifica infornata di archeologi e paleontologi autodidatti e dilettanti ma dotati di ingegno, tenacia e passione. E’ solo grazie a questi personaggi, spesso sottovalutati e derisi dagli accademici più accreditati, se alcuni siti leggendari, della cui esistenza si dubitava, sono stati riscattati dall’oblio e dai detriti del tempo.

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Per la verità il grande masso squadrato su cui sono impresse le orme tutto può dirsi tranne che nascosto e quindi da riportare in qualche modo alla luce. Essendo ben visibile anche da lontano è piuttosto probabile che abbia attirato in passato l’attenzione di pastori, cacciatori o boscaioli proprio per queste caratteristiche sequenze di buchi, dall’ordine chiaramente non casuale. Quel che questi frequentatori del luogo però non sapevano è che durante il triassico la parete del Pelmetto non era dura roccia dolomitica ma il molle fondale di una laguna. Nelle cui basse acque pascolavano gli erbivori del tempo, i dinosauri, inseguiti dai loro predatori carnivori, dinosauri anch’essi.

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Il sito è raggiungibile con una breve deviazione, ben segnalata, dal sentiero che dalla Forcella Staulanza conduce al Rifugio Venezia. Tempo di percorrenza circa un’ora, con arrotondamento per eccesso o per difetto a seconda dell’allenamento. Meta dunque ideale anche per un’escursione d’autunno, neve permettendo.

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Il masso è in vista per gran parte dell’ultimo tratto di sentiero ma le orme si svelano solo da vicino e non mancano di produrre una forte emozione ed un senso di meraviglia. Certo, è evidente, sono dei passi, una zampa, poi l’altra, come impronte lasciate da un animale sulla neve. Duecentoquindici milioni di anni fa, un tempo eterno, quasi inconcepibile.

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Sul posto c’è un cartello esplicativo ma il consiglio è quello di concludere il percorso di conoscenza con una visita al museo intitolato a Vittorino Cazzetta a Selva di Cadore, dove la parete dolomitica con le sue impronte è stata ricostruita e soprattutto dove, protetto da una teca di vetro e con tutto il suo corredo funebre, è stato collocato lo scheletro dell’Uomo di Mondeval.

Dal presente al passato remoto, buona passeggiata.

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