D’AUTUNNO E’ MEGLIO: MONTE E CASERA ZERVOI

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Per quanto incredibile, d’autunno la montagna è pressoché deserta. Noto è che gli italiani sciamano d’agosto, ma in questo periodo sono pochi anche gli stranieri che scendono da nord fin oltre il vecchio confine austro-ungarico. Eppure sono in tanti a giurare – noi fra loro – che la montagna immersa nella luce e nei colori autunnali diventi ancora più bella.

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Caiada, da sinistra vs destra: Casera Caiada, Col d’Igoi, Malga Palughet

Ci sono persino luoghi che è consigliabile frequentare solo dopo che il caldo dell’estate ha lasciato posto al frizzante fresco autunnale. E’ il caso di certi tracciati a bassa quota che salgono pendii esposti impietosamente al sole, o che attraversano pietraie in cui le vipere potrebbero cercare riparo, o peggio, sentieri che passano ai margini di sterpaglie e prati incolti dove in agguato c’è l’animale probabilmente più infido che esista in natura, l’ixodes ricinus. Per gli amici, zecca.

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Ci hanno insegnato che ogni essere vivente ha un suo posto, una funzione che è sua propria e di nessun altro nel grande pentolone della vita. Quale sarà la missione di questo minuscolo corpuscolo succhiasangue, forse quella – ingrata assai – di diffondere malattie infettive anche gravi?

Sappiamo che purtroppo certe aree del bellunese sono afflitte da questo flagello. E allora quale può essere lo stratagemma per godere senza timore di questi luoghi se non attendere che con i primi freddi le zecche entrino in un relativo stato di “ibernazione”?

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Casera Cajada

L’escursione al monte Zervoi ci porta in un luogo davvero rappresentativo del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e per tutti i motivi di cui sopra è preferibile effettuarla d’autunno.

La gita inizia dalla piana di Cajada, raggiungere la quale potrebbe rappresentare l’unica problematica degna di nota dell’escursione. Si scherza, ma non troppo. La strada che per circa 7 chilometri sale da Faè di Longarone è davvero strettina, spettacolare ma ripida  e spesso senza protezioni, sia dall’alto che verso il basso. Ad ogni chilometro, a lato della strada compare un cartello con il seguente invito, da accogliere alla lettera: ADAGIO, SUONARE.

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Col d’Igoi

Una volta al sicuro (!) nella prateria di Casera Cajada si può parcheggiare e percorrere a piedi la strada che con vari saliscendi attraversa la conca. Cajada è un’ampio catino circondato di creste, coperto da una foresta demaniale già nota alla Repubblica Veneta, che la sfruttava per ricavarne legname per i remi. Il bosco è compatto, continuo, intercalato solo dai pascoli di casera Caiada, da quello di Col d’Igoi ed infine di Malga Palughet.

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Malga Palughet

Nelle mattine di ottobre è possibile trovare Malga Palughet immersa nella nuvola di vapore della brina sublimata dal primo sole. Alla malga, dalla stradina carrozzabile si dirama il sentiero n. 509 e finalmente si inizia a macinare quota. La salita è piuttosto ripida ed il primo pezzo, come di frequente capita, è chiuso nel bosco. Dopo la forcella Palughet gli spazi si fanno più aperti ed il panorama si espande.  A valle sono visibili il corso del Piave, da Longarone a Ponte nelle Alpi e la conca  dell’Alpago, mentre di fronte, roccioso, inaccessibile, così si presenta il versante nord del Serva,  ben altra cosa rispetto alle dolci pendici di velluto che si vedono da Belluno.

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Più su il paesaggio diventa glabro e si intuisce che questo può essere il pascolo di casera Zervoi. E infatti poco dopo eccole, stalla e casera in posizione strategica e assolata. Breve sosta, non è questa la meta finale.

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da Casera Zervoi verso il Serva

Da qua in avanti occhio agli ometti in pietra perché per il poco che rimane da salire il sentiero diventa una semplice traccia che serpeggia lungo l’unica fascia priva di mughi in direzione della cima. Altri 100 metri di dislivello per una ricompensa che si preannuncia ricca, specie quando per un po’ fa capolino sulla destra la sagoma piramidale del Pelf.

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Le speranze sono ben riposte. E’ su in cima che il Zervoi ci dà il suo meglio: a nord-ovest  emerge d’improvviso come dal nulla la montagna più cara ai bellunesi, la Schiara, la cui visione è in parte coperta da un altrettanto imponente Pelf. Insieme, i due fratelli sono una parete dolomitica di considerevole stazza, su cui trionfa la punta-simbolo, la Gusela del Vescovà.

Da quest’altra parte invece…

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No, stavolta lasciamo il discorso in sospeso…

Chi vuole conoscere il finale non ha che da infilarsi gli scarponi, caricarsi lo zaino in spalla e venirci di persona. Buona, buonissima passeggiata.

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ANTICHI PASCOLI – CASERA BIDOCH

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Tra i vari pascoli un tempo gloriosi ed ora dismessi è imperativo riscoprire e tornare a frequentare Casera Bidoch, vecchio alpeggio che si trova a mezzacosta alle pendici del monte San Sebastiano.

Ci troviamo nella laterale Valle di Goima e purtroppo il luogo ha lo svantaggio di non trovarsi lungo uno dei tracciati escursionistici con numerazione CAI. Il sentiero n. 536 che dal Passo Duran porta alla baita Angelini passa infatti alcune centinaia di metri più a monte, senza nemmeno intravvedere o intuire la presenza della casera; motivo per cui chi non sceglie di andarci appositamente può rimanere all’oscuro della sua esistenza.

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Se qualcuno l’avesse visitata alcuni anni fa ne avrebbe tratto un’impressione cupa, di abbandono: l’edificio principale malridotto, il vecchio prato colonizzato dalla vegetazione, la vista tutt’intorno ostruita dall’incombere del bosco. Un luogo dimenticato. Ora a qualcuno (chi?) va il merito di aver  recuperato il posto, se non all’attività di alpeggio – auspicio per il futuro – almeno all’uso di boscaioli ed escursionisti.

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La casera è stata sistemata, il bosco intorno tagliato e l’accesso agevolato da una serie di collegamenti con comode strade forestali. Così l’ampia radura strappata alla foresta permette allo sguardo di espandersi e realizzare dove ci si trova. Ed è un posto davvero niente male: verso nord quella è l’alta valle di Goima, sullo sfondo l’imponente muraglia da cui precipita la cascata, il sovrastante Van de la Moiazza circondato dalla corona dolomitica. Un orizzonte così bello che da solo dà significato alla gita. Essere qui e ora per vedere questo, che poi è il senso ed il fine di ogni uscita in montagna.

IMG_2843.JPGCi sono due alternative per arrivarci. La prima è dal paese di Gavaz, dove si prende la strada forestale che scende nel letto del torrente Moiazza, attraversa il torrente su un ponte e sale poi sul versante opposto (indicazioni). Da Sottorogno e valle dell’Asinera il tragitto è invece più lungo: dopo gli ultimi fienili alla prima curva si prende la strada che si stacca a destra (la direzione opposta porta a Colcerver), si prosegue ignorando una prima deviazione a destra e girando, in discesa, alla seconda deviazione, in prossimità di un posto indicato da un cartello come “Aial dela Bressana”.

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La casera è aperta e sistemata a fungere da bivacco, mentre all’esterno troviamo gli immancabili tavolo e panca in legno, la fontana ed un nuovissimo barbecue con tanto di tettoia. Un grosso faggio, che risulta censito tra gli alberi monumentali della provincia di Belluno, offre gratuitamente la sua ombra.

Chi ha curato il recupero ha voluto dunque dare un chiaro messaggio: venite e godetene tutti. Perché non accogliere il suggerimento?

Grazie, si, con piacere.