DOVE SIAMO

siamo a Dont di Zoldo, via Moiazza n. 1. Entrando in paese, dopo il parco giochi, va imboccata una stradina sterrata a sinistra, che costeggia il corso del torrente Moiazza. A duecento metri sulla destra c’è la casa, è il terzo edificio della strada.

???????????????????????????????

Annunci

Articoli Recenti

GIRO DEL SAN SEBASTIANO, UN ALTRO SENTIERO SELVAGGIO

giro del San sebastiano

Van de Caleda, vs Cima Nord di San Sebastiano e omonima forcella

Tra le escursioni nella Val di Zoldo il giro del San Sebastiano, ancora poco frequentato, spicca per la sua autenticità selvaggia e per la girandola di emozioni che riesce a suscitare. Qua proponiamo l’anello più breve, limitandoci al monte più a nord della catena, il San Sebastiano appunto, ma l’intero gruppo porta questo nome e comprende anche altre cime che si sviluppano in direzione Sud-Est, il Tamer ed il Castello di Moschesin le principali. Non me ne vogliano gli zoldani ma la catena mostra tutto il suo splendore (grandemente sottovalutato) soprattutto dal versante agordino. Ecco le prove:

giro del San Sebastiano

il Gruppo del San Sebastiano – veduta dal Rifugio Scarpa

Incominciamo col dire che l’itinerario è un tantino esigente. Esige, il termine è corretto, che lo si affronti con nelle gambe un buon allenamento; il percorso ha un discreto sviluppo, mentre il dislivello, dato dalla somma di diversi saliscendi, arriva a circa 1000 metri. Esige poi che l’escursionista non soffra di vertigini, abbia un discreto senso dell’orientamento e sappia muoversi in situazioni che comportano un rischio moderato, come su ghiaione verticale e su ripidi canalini. Ancora, richiede che l’attenzione non venga mai meno perché il sentiero raramente dà respiro: sassi, radici, sbalzi sembrano messi apposta di traverso per far inciampare chi si distrae anche solo per un momento. Pretende molto, diciamolo pure, ma quanto offre è molto più quel che chiede.

giro del San Sebastiano

Certo, non è affatto esagerato dire che il San Sebastiano offre nientepopodimeno che un pacchetto completo di esperienze nell’universo dolomitico. Si passa dal contatto stretto con maestosi monoliti ed ampi valloni solitari (van) culminanti in ripide, strette forcelle, all’esperienza del bosco delle grandi conifere e di quello ispido e selvaggio dei pini mughi, dalla visione ravvicinata di fiori nascenti dalla roccia a quella lontana di monti e vallate. E molto, molto altro.

L’anello può essere effettuato sia in senso orario che in senso antiorario. Il punto di partenza, e dunque di arrivo, è il passo Duran.

giro del San Sebastiano

casera Caleda nuova

Scegliendo di girare in senso antiorario ci si incammina per il sentiero n. 524. Il primo tratto, nel bosco, è un attraversamento con pochi strappi in salita. Si passa a monte della Casera Caleda nuova, che ad un certo punto si scorge, e ci si avvicina pian piano al torrione del Sass di Caleda. Qui si trova il punto con maggior pericolo della gita, un passaggio esposto ma fortunatamente attrezzato con un cordino di sicurezza. Dopo aver passato un ruscello dalle gelide acque il sentiero incomincia a salire spedito, il bosco fa posto ai mughi e più su ad erba e pietre fino al punto in cui l’alto Van di Caleda si svela in tutta la sua magnificenza.

giro del San Sebastiano

il Van de Caleda visto dall’alto

Qua convergono le colate detritiche che scendono dal Tamer da una parte e dal S. Sebastiano dall’altra. Attenzione, va preso il sentiero di destra, quello che conduce alla forcella La Porta – che già si intuisce ma ancora non si vede – mentre l’alta forcella esattamente di fronte è quella di San Sebastiano, passaggio obbligato di chi, magari provenendo dal Viaz Dei Cengioni, decide di salire alla Cima Nord.

giro del San Sebastiano

dalla Forcella La Porta verso il Van de le Forzele e lo zoldano

Ancora una scarpinata su per il ghiaione, su traccia non sempre chiara ma la forcella è là, si staglia netta, e dove i segni rossi si perdono l’occhio indovina passaggi alternativi. Posto stupendo la forcella la Porta, belvedere verso i monti del basso zoldano e balcone a picco sul catino del Van de Le Forzele. Dall’alto il van fa impressione, così incastrato tra il Tamer e la Gardesana, con le sue sponde quasi verticali di ghiaione a grana fine ed i massi più grossi scivolati sul fondo.

giro del San Sebastiano

Forcella La Porta vista dal fondo del Van

Il sentiero comincia a scendere per un canalino dal terreno instabile, è richiesta prudenza, prosegue in diagonale sul piano inclinato del ghiaione e ripidamente raggiunge la testata del vallone. Da qua le tracce sono più d’una ma tutte si ricongiungono alla base del van, dove di nuovo è presente la vegetazione, il sentiero si fa ben marcato e gira a sinistra. Prossima tappa la Baita Angelini, che da qua si raggiunge in circa mezz’ora.

giro del San Sebastiano

l’alto Van de le Forzele

L’edificio è proprio una tipica baita, è aperta ed allestita come bivacco e sorge su una piccola elevazione dal suggestivo panorama verso la valle. L’acqua fresca del “brent” ristora il viandante e la probabilità che gli venga voglia di fermarsi e pernottare è molto alta.

giro del San Sebastiano

la Baita Angelini

Chiudere l’anello in giornata vuol dire però rimettersi in marcia sul sentiero n. 536 verso il Passo Duran. Se è stato stimolante e avventuroso arrivare fin qua non si creda che sia finita. Dopo una breve risalita tra sassi e mughi si arriva su uno sperone roccioso, dal quale il sentiero pare letteralmente precipitare verso un altro van, quello dei Gravinai. E’ la Forcella de le Caure (delle capre), ed il toponimo suggerisce un passaggio dove forse le capre saltellano a loro agio ma gli esseri umani devono essere cauti al massimo per non scivolare.

Giro del San Sebastiano

dal fondo del Van dei Gravinai verso il ripido sentiero della Forcella de le Caure

Attraversato il Van dei Gravinai si arriva ad un’altra sella, anch’essa panoramica, la forcella di Val Barance, dove si stacca il sentiero n. 539 verso Colcerver. Proseguendo sul n. 536, con vari saliscendi ancora si incontrano scorci degni di una foto, in particolare all’aggirare l’ultimo lembo del costone delle Crode del Mezzodì, detto la Coda, dove sotto la roccia si trova un ampio covolo e dove, cambiato versante, si cominciano a vedere la Moiazza ed i paesi della Valle di Goima. Ad un certo punto i rumori della strada si fanno sentire ed in seguito, quasi all’arrivo, si palesa la serpentina d’asfalto in prossimità del passo.

Giro del San Sebastiano

dalla Forcella de Le Caure verso il sempre presente Pelmo

Giro concluso. Nella pace dell’appagamento che sempre accompagna l’inevitabile stanchezza, il pomeriggio a questo punto è inoltrato, non rimane che concedersi una fetta di torta al passo Duran, che è spesso particolarmente buona.

  1. ANTICHI PASCOLI – CASERA BIDOCH Rispondi
  2. GITA INVERNALE ALLA CASERA DI PRENDERA (E VOLENDO, A MONDEVAL) Rispondi
  3. SENTIERI SELVAGGI: MONT ALT DE FRAMONT Rispondi
  4. ORME DEL PELMETTO: PASSEGGIATA SUL BAGNASCIUGA DI 215 MILIONI DI ANNI FA Rispondi
  5. SENTIERI SELVAGGI: TENTAZIONI A COL MARSANG, COL PELOS, BELVEDERE DI MEZZODI’, RIFUGIO SORA ‘L SASS Rispondi
  6. GITA POCO CLASSICA AL PELMO, IL MONTE SENZA LATO B (GIRO MONTE PENA, SASS DE FORMEDAL) Rispondi
  7. VEDI IL FELTRINO E POI… (*) Rispondi
  8. FOLIAGE A MAGGIO, CINQUANTA+ SFUMATURE DI VERDE Rispondi
  9. MALEDETTO PRIMAVERNO Rispondi