DOVE SIAMO

siamo a Dont di Zoldo, via Moiazza n. 1. Entrando in paese, dopo il parco giochi, va imboccata una stradina sterrata a sinistra, che costeggia il corso del torrente Moiazza. A duecento metri sulla destra c’è la casa, è il terzo edificio della strada.

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RITORNO ALLA PREISTORIA AI COVOLI DI LAMEN

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Nella bellissima e appartata valle di Lamen, a Nord di Feltre, non tutti sanno che esiste un sistema di ricoveri sottoroccia frequentati da popolazioni umane lungo tutta la traiettoria storica, dalla preistoria ad oggi.

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La formazione di queste cavità risale alle glaciazioni del periodo quaternario, grazie ai progressivi distacchi provocati dall’azione di gelo e disgelo dell’acqua filtrata nelle fenditure delle rocce. Le nicchie si ingrandirono in seguito a causa del crollo delle volte, e fu proprio il materiale lapideo precipitato alla base a stratificarsi ed a permettere così che molte testimonianze di vita umana siano arrivate a noi.

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Lo studio degli strati ha infatti portato alla luce reperti appartenenti ad un arco temporale che va dal neolitico, all’età del bronzo, fino al medioevo, però i covoli furono frequentati anche in seguito, dato che sono stati trovati, per esempio, anche frammenti di granata delle due guerre mondiali.

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Gli archeologi ipotizzano che i ricoveri venissero utilizzati già nel neolitico e nell’età del rame come dimore temporanee legate alla caccia, alla pastorizia ed alla frequentazione dei pascoli delle Vette Feltrine. Dal ritrovamento di fave si desume che nell’età del bronzo vi si praticasse anche una certa, marginale attività agricola, mentre la vicinanza di un’importante via di transito come il passo Croce d’Aune fa ritenere che l’area fosse probabile zona di passaggio di viaggiatori diretti nell’odierno Trentino.

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In epoca più recente si sa invece che queste cavità sono state usate come rifugi difensivi durante le guerre, in quanto nascoste, o come ricoveri di attrezzi e legname, perché asciutte.

Gli scavi hanno recuperato, tra altri reperti, manufatti in selce e cocci di vaso a bocca quadrata riferibili al periodo neolitico, una forma di fusione, due spilloni e frammenti di un falcetto dell’età del bronzo, due monete romane, un anello-sigillo in bronzo di epoca tardo-Romana e nove monete coniate dalla Repubblica di Venezia nel XIII secolo.

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Venendo al nostro tempo, alcuni dei covoli più rappesentativi ed accessibili sono stati collegati in un anello tematico, che inizia alla testata della Valle di Lamen, passato l’agriturismo, nei pressi del piccolo parcheggio.

L’itinerario, segnato e tabellato dal Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, si articola in due diversi tracciati che si incrociano: i covoli bassi, che rimane a quota più bassa ed è classificato come E (escursionistico), ed i covoli alti, per raggiungere i quali si deve salire brevemente un canalone ed affrontare un tratto in “arrampicata” su sentiero un po’ esposto, comunque assicurato con un cordino metallico (classificazione EE, escursionista esperto). Per l’intero giro circa cinque ore. Alla fine del percorso, dopo i ricoveri alti si approda al monte Pafagai, da cui si rientra su facile strada.

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Passo dopo passo, accompagnati da una sensazione si solennità ci si rende presto conto che questa, più che gita, è una processione.

Consci che millenni di esperienza umana sono rimasti depositati strato su strato, su strato, sul fondo dei covoli, si è indotti ad avvicinarsi a queste nicchie con rispetto sacrale, come fossero le stazioni di una sorta di via crucis terminante, guarda caso, con il crocifisso del monte Pafagai.

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E trovare negli antri i tizzoni spenti di un piccolo fuoco, o il guscio di una noce lasciato da chi solo di recente vi ha sostato, forse per ripararsi da un temporale improvviso, ci fa capire che anche noi, da buoni ultimi, siamo i temporanei residenti (o transitanti) di questi luoghi.

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Il parallelo è servito e la mente vola…

Si insinua così, involontaria, un’immagine sfuocata di questo antico mondo perduto: gli animali al pascolo, le cataste di legna, le pareti nere di fuliggine, il fumo, il vapore delle marmitte sul fuoco e gli umani come sempre presenti ma a loro modo assenti, assorti nelle loro attività…  Tanto distanti nel tempo, tanto simili a noi.

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