ECONOMIA

il mulino di Zoppè, ricostruito.JPG

il ricostruito mulino di Zoppè

L’estrazione e la metallurgia del ferro, l’attività per cui la Val di Zoldo era nota, vengono attestate da fonti documentali già dal 1281. L’estrazione avveniva in diverse miniere sparse nella zona, specie in quelle del Comparetol a Dont. Nella Val Inferna invece, al cui imbocco si trova l’antico paese minerario di Arsiera, si estraevano piombo e galena argentifera. Con la Serenissima l’estrazione e la lavorazione del ferro acquistarono un’enorme importanza. Le fucine zoldane, che sorgevano lungo il corso del torrente Maè e ne sfruttavano la forza per azionare i magli, producevano i chiodi che la Serenissima usava per costruire i suoi palazzi e la sua flotta navale. La Val di Zoldo era un distretto del chiodo… ante literam. L’attività entrò in crisi nell’800, con l’avvento dell’industria moderna, ed ebbe una parziale e fugace rinascita durante la I^ guerra mondiale, grazie alla richiesta di brocche per gli scarponi dei soldati.

economia agricola, stalle e fienili.JPG

antichi fienili a Chiesa (Valle di Goima)

Con la chiusura delle miniere e dell’attività fabbrile la valle precipitò nella miseria. Le attività tradizionali, l’agricoltura, l’allevamento e la pastorizia, per ovvi motivi climatici e geografici a stento potevano garantire la sussistenza dell’intera popolazione. Iniziò così il fenomeno dell’emigrazione ed il conseguente spopolamento. Moltissimi zoldani si imbarcarono sui transatlantici a cercare fortuna nelle Americhe e si riversarono nelle città industriali di mezza Europa, dove spesso furono impiegati nei lavori più umili.

E’ tra la 2^ metà dell’800 e la 1^ del ‘900 che gli emigranti zoldani si scoprirono gelatai e che le gelaterie zoldane iniziarono a propagarsi in tutta Europa. I nostri maestri gelatai sono riconosciuti a livello internazionale; li troviamo all’opera in moltissime città della Germania, in Belgio, in Spagna, Austria, e persino in Marocco, Sudafrica e Cina. Fortunatamente abbiamo gelaterie zoldane anche a Zoldo, e sono uno dei fiori all’occhiello della valle. Provare e riprovare per credere.

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ricostruzione moderna di un maglio

A partire dal secondo dopoguerra la Val di Zoldo ha finalmente preso coscienza del suo immenso patrimonio naturalistico, storico e paesaggistico e ha cominciato ad aprirsi al turismo. Sono sorti allora i primi alberghi, meta di villeggiatura estiva per la ricca borghesia veneta, cui seguirono nei decenni successivi la realizzazione degli impianti di risalita e delle piste di sci alpino di Pecol e via via uno sviluppo sempre maggiore della capacità ricettiva in alberghi, residence, bed&breakfast, appartamenti. Dal 1982 la Val di Zoldo fa parte del Comprensorio Sciistico del Civetta e dal 1993 del circuito Dolomiti Superski.

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