PERCORSI CULTURALI

Se pensate di non poter appagare in montagna i vostri interessi culturali, allora siete in errore. Basterà entrare nella penombra di una delle chiese zoldane, come quella di San Floriano a Pieve, o quella di San Valentino a Mareson, per ammirare i capolavori scultorei barocchi del “Michelangelo del legno”, al secolo Andrea Brustolon (1662-1732), i cui genitori erano originari di Sottorogno. Oppure quelli di Valentino Panciera Besarel e famiglia, le cui sculture sono nelle case patrizie veneziane e romane e di mezza Europa e persino, come per il Brustolon, nel palazzo del Quirinale.

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particolare dell’Altare delle Anime di A. Brustolon, chiesa di S. Floriano, Pieve

Il paesino di Zoppè di Cadore ha dato i natali a due importanti pittori del ventesimo secolo, Masi Simonetti e Fiorenzo Tomea, dei quali alcune opere sono esposte nella sala consiliare del municipio del piccolo paese e nella chiesa parrocchiale di S. Anna, dove è anche conservata una pala d’altare attribuita al Tiziano e alla sua bottega.

A Fornesighe non perdetevi un centro storico davvero unico, perfettamente preservato negli anni e recentemente restaurato con uno splendido intervento conservativo. Antiche case in legno del ‘700 aggrappate l’una all’altra in un intreccio di ballatoi e scale, porticati con volte ad arco, sottopassaggi, fogher, viuzze in ciottoli, gerani, fontane. Non dimenticare la fotocamera.

L’antico paese minerario di Arsiera, all’imbocco della Val Inferna, merita un’altra escursione. Il paese è praticamente abbandonato ma ancora esiste, seppur in stato di degrado, una casa risalente al 1200, raro esempio di “casa chiusa” nella quale i vari ambienti – casa, stalla, fienile – erano collegati tra loro da scale e passaggi interni. Ma se vi piace l’architettura allora fate un giro a Pecol, Coi, Brusadaz, Pianaz, Costa, Mareson, Foppa, Forno, Bragarezza o nella Valle di Goima: assieme ad esempi ben conservati di architettura rurale montana vi troverete anche dimore “veneziane”, imponenti edifici che furono abitati in passato dalle famiglie più importanti, spesso al servizio della Repubblica Veneta, e sulle cui facciate fanno bella mostra di sé bifore,  balaustre e ferri battuti.

Fate poi una tappa a Forno di Zoldo per visitare il Museo del Ferro e del Chiodo, all’interno dell’antico palazzo del Capitaniato; scoprirete così come funzionava l’industria su cui si basava l’economia della valle nei secoli andati.

E infine, prima di dormire, o per un pigro pomeriggio sulla sdraio o accanto al fuoco, ecco suggeriti due libri strettamente legati al luogo: Marco e Mattio, di Sebastiano Vassalli, un romanzo ambientato in una Zoldo del ‘700 misera e superstiziosa e Cime Inviolate e Valli Sconosciute (Untrodden Peaks and Unfrequented Valleys), di Amelia Edwards, diario di un viaggio nelle Dolomiti dell’800 di una delle prime viaggiatrici moderne. Buona lettura.

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