SENTIERI SELVAGGI: TENTAZIONI A COL MARSANG, COL PELOS, BELVEDERE DI MEZZODI’, RIFUGIO SORA ‘L SASS

FOTO INIZIALEQuesto itinerario è l’ideale per camminatori in buono stato di manutenzione, amanti della natura selvaggia. Il dislivello è sostanzioso (circa 1100 m) e l’ambiente è quanto di più primitivo e vergine si possa desiderare nelle Dolomiti.
Detto questo, l’unica altra avvertenza, la più importante, è quella di partire solo se la giornata è assolata e limpida. No, non ci sono pericoli o problemi d’orientamento, ma è giusto che una discreta fatica venga coerentemente ripagata. Ed il panorama sbalorditivo con cui il Belvedere saluta i suoi visitatori (il nome non è un caso) è la miglior ricompensa desiderabile.
FOTO 1
Il percorso può essere ad anello, partenza ed arrivo in località Le Bocole, alla centrale idroelettrica.
Da qua, seguendo le tabelle, ci si avvia per il sentiero n. 531, che inizia a salire abbastanza ripidamente lungo la Val de Doa, passa il ruscello che scende in graziose cascatelle e continua verso sud-est, lungo la Valle del Maè. Il fastidioso ronzio che proviene dalla centrale vi accompagnerà a lungo, ma non ci farete caso più di tanto grazie alle vedute che il bosco qua e là vi concede verso Pelmo e Castelin.
FOTO 2
Dopo poco più di un’ora si arriva alla prima tappa, la Casera di Col Marsang, dove un grande dilemma vi attanaglierà: fermarsi o proseguire? La bella piana, la casera, gli ombrosi faggi centenari, la fontana-panchina da cui si gode una stupenda prospettiva sulle Rocchette e la Serra vi faranno seriamente tentennare.

Ripartirete, ma con il proposito di ritornarci, più avanti, con più calma.
FOTO 3
Ora comincia la parte più selvatica, lungo il sentiero 532 che si prende al successivo bivio. Il bosco è compatto all’inizio, ma passo dopo passo si fa più ispido e rarefatto, mentre il sentiero gira un costone e passa su un versante da cui si vede, profondissima, la valle del Maè che corre verso Longarone.

Dopo un dislivello un primo e subito dopo un secondo tratto di canalone che vi sembrerà eterno e man mano che lo salirete tale si confermerà.
FOTO 4
Suderete e ansimerete, ma abbiate pazienza, all’uscita sbucherete in un luogo che non vi aspettate, alto, selvaggio, magnifico. Le montagne davanti, irriconoscibili, sono le rocchette del Mezzodì ed il Pramper, viste da dietro. Alle vostre spalle, riconoscibilissime, Bosconero, Sfornioi e Rocchette.
FOTO 5
In un’altalena di saliscendi attraversate le Cime di Col Pelos, irsute d’erba e di baranci, vi avvicinate al Mezzodì e girate poi a destra sul sentiero che corre ai suoi piedi (sempre il n. 532). La salita è dolce e regolare ma dopo lo sforzo già fatto e con la meta in vista la stanchezza si fa sentire. Non vedrete l’ora di arrivare.

Il Belvedere è il punto più alto raggiunto dalla gita. Una volta assisi sul suo trono, calmato il respiro, rallentato il battito del cuore, lasciate che subentri lo stupore. Oooh!
FOTO 6
La cartolina classica della Val di Zoldo è questa. Quasi tutta la valle è in vista, i paesi si riconoscono uno per uno, da Forno a Pecol, tanto piccoli e lontani laggiù. Intorno le montagne, splendide, immerse nella luce meridiana. Illuminatevi d’immenso senza fretta, da qua in poi è tutta discesa.

A scendere verso il Rifugio Sora ‘l Sass ci sono due sentieri: quello di sinistra è per il primo pezzo verticale e attrezzato con una fune metallica; quello a destra gira verso l’esterno ed è più agevole.
FOTO 7
L’ennesima tentazione della giornata vi attende al rifugio. Perché andarsene da un posto così, proprio ora che si avvicina il tramonto? Il piccolo rifugio è ancora l’originaria casera, il dormitorio è una graziosa costruzione in legno, la piana è tranquilla ed aperta, le guglie del Mezzodì, tornite dal tempo, svettano aeree sopra di voi. Di fronte, una vista incredibile. Infatti: perché andarsene? Fermarsi per cena e pernottare in rifugio è una possibilità.
FOTO 8
L’altra è quella di tornare a valle. I percorsi sono almeno tre, ma vi consigliamo di scendere per il sentiero 534 e, alle casere del Mezzodì, continuare verso destra. Arriverete a Baron, da dove un sentiero che corre lungo il corso del Maè vi riporta alla centrale da cui siete partiti.

APPELLO: noi abbiamo fatto la gita in una giornata con pessima visibilità, quindi le poche foto disponibili sono piuttosto mediocri. Se qualcuno di voi ha avuto maggior fortuna può inviarci le sue. Saranno pubblicate citando (se lo vuole) l’autore. Grazie