SENTIERI SELVAGGI: MONT ALT DE FRAMONT

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Davanti alla maestà del gruppo Civetta-Moiazza, di cui costituisce una sorta di contrafforte, il Framont è uno dei monti minori che passano quasi inosservati. Se poi del Framont si decide di non puntare alla vetta, la Lastìa, ma alla sua punta più bassa, allora si può tranquillamente affermare che non è la gloria dell’alpinista ciò che si va cercando.

No davvero, è con tutt’altra moneta che il Mont Alt ti ripaga.

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La zona è quella della Moiazza, versante agordino, dove un’oasi di vegetazione e pietra si stacca verso sud e rimane un po’ in disparte ma che proprio per questo suscita l’interesse e l’apprezzamento di molti appassionati.

Per compiere un ideale itinerario monografico si può partire da Malga Framont, raggiungibile in auto da Agordo, mentre l’accesso più facile è dalla sella del Passo Duran.

IMG_1439.JPGPartendo dal Passo ci si porta al Rifugio Carestiato mediante la comoda e panoramica strada bianca. Una volta al rifugio si imbocca il sentiero 554, che scende nella conca dei ghiaioni della Moiazza, lentamente l’attraversa e risale alla Forcella del Camp.

Dall’alto delle incombenti pareti dolomitiche non è raro provengano voci; sono i dialoghi a distanza, quasi urlati, dei coraggiosi che stanno affrontando una sfida davvero impegnativa, la via ferrata Costantini, il cui sentiero di ritorno si incrocia ad un certo punto. Questo pezzo del tracciato coincide con un tratto dell’Alta Via n. 1 ed è aspro e per certi versi accidentato, un assaggio dell’ambiente selvaggio che si andrà ad incontrare al lasciare la via maestra.

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Alla forcella del Camp si abbandona infatti il segnavia 554, che continua in direzione del Rifugio Vazzoler, e si scende a sinistra verso la paciosa ed umida prateria di Busa del Camp, sul fondo della quale si trova la casera.

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Il tracciato non arriva fino alla casera ma rimane in quota ai piedi delle rocce e poco dopo ricomincia a salire, correndo al margine di un vallone erboso che dà l’idea di una vecchia ferita, la cicatrice di un taglio netto nella roccia. Le pareti verticali di destra sono quelle della Lastìa di Framont e sembrano veramente tagliate con la “manera”. Il dromedario a due gobbe sull’altra sponda della valle è invece il Mont Alt, la nostra meta.

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Il sentiero va su, su, fino ad un intaglio, la Forcella di Sejere, dove vira decisamente a destra e di nuovo sale piuttosto verticale su una china erbosa. Quando ormai non se ne può più ecco finalmente il segno tanto atteso, la croce. Ogni monte è un calvario, si sa, e deo gratias quella è la cima.

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Non si fa a tempo a riprendere fiato che si rimane di nuovo senza fiato. Da molte cime, basse o alte che siano, si può osservare un panorama incredibile. Il Framont non è un’eccezione, ma conferma la regola.

Se su un lato vi è la splendida muraglia del Civetta, che nasconde alla vista i monti più a Nord, in ogni altra direzione lo sguardo percorre lunghe distanze, dal Gruppo S. Sebastiano verso il Cadore, alla Schiara, i Monti del Sole, l’Agner, le Pale di San Lucano, quelle di San Martino….. Giù nella valle, a vertiginosa profondità, c’è Agordo, ma meglio rientrare a distanza di sicurezza, affacciarsi sul ciglio fa davvero annebbiare la vista. Foto, ancora foto, a mitraglia.

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E così l’escursionista avrà di nuovo guadagnato il suo riposo e potrà a buon diritto tirar fuori dallo zaino le provviste, l’acqua, forse il thermos con il caffe ed il suo vizio preferito, se ce l’ha. E magari poi, soddisfatto, dormicchiare un po’ con la pancia piena.

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Il ritorno avviene per la medesima via, ed è prevedibile che come sempre possa essere più lento, taciturno e velato di una lieve mestizia.

Perché, come ben sappiamo e come diceva anche Galeno, “dopo la cima ogni animale è triste, compresa la femmina umana”.

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